
Immagine scherzosa per rappresentare ciò, che tra le tante cose, è presente all’interno di una sala operatoria.
Parliamo nella fattispecie dello strumentario chirurgico pluriuso e monouso.
Per ogni intervento, generalmente, vengono utilizzati strumenti sia pluriuso che monouso. Tra i primi si classificano tutti quelle attrezzature riutilizzabili, previa decontaminazione, lavaggio e sterilizzazione. Tra gli strumenti monouso invece vi sono tutti quei presidi che non sono risterilizzabili e quindi non riutilizzabili. Vediamo nel dettaglio.
Gli strumenti riutilizzabili possono essere contenuti in una doppia busta o all’interno di un “container”.
Doppia busta significa che lo strumento è posizionato dentro una busta apposita (in carta e plastica), termosaldata, contenuta in una seconda busta sempre termosaldata.
Il “container”, invece, è una sorta di baule in acciaio inox con coperchio valvolato, dove vengono sistemati gli strumenti.
In entrambi i casi, prima dell’inserimento in busta o in container, gli strumenti vanno decontaminati e lavati poi, una volta inseriti nel relativo contenitore (doppia busta o container), si procede alla sterilizzazione in autoclave a 134°C. Gli strumenti vengono poi sistemati in un apposito armadio in acciaio chiamato portacontainer, pronti per essere prelevati prima di un intervento.
Generalmente imbustati troviamo strumenti di supporto e non di per sè sufficienti per effettuare un intervento. Potremmo trovare, per esempio, una ciotola, una pinza, un bisturi elettrico.
Ogni branca chirurgica ha uno o più portacontainer, con all’interno container dedicati. Vi sono container per gli interventi laparoscopici, altri per interventi laparotomici. Generalmente i container laparoscopici contengono un minimo di ferri idonei ad una conversione in emergenza (il classico “aprire velocemente la pancia”), che vanno comunque integrati in corso di intervento con i ferri laparotomici.
Quindi prima di iniziare un intervento cosa si fa? Lo strumentista (e/o il responsabile di sala) va verso il portacointainer e prende uno o più container in vista dell’intervento chirurgico che si andrà ad eseguire. Perchè uno o più? Perchè un intervento può necessitare di un divaricatore addominale particolare, il quale è contenuto in un container a sè; oppure si prevede un intervento particolarmente complicato, o per la procedura o per le condizioni cliniche del paziente, e quindi vi è la possibilità che da laparoscopico (mini-invasivo) diventi laparotomico (intervento open, il classico taglio). In questo caso occorre prendere sia il container laparoscopico che quello laparotomico (ed eventuale divaricatore) per essere pronti ad una eventuale conversione (eventualmente anche in emergenza).
Quindi un container contiene manici per le lame del bisturi, pinze, forbici e portaghi di varia lunghezza e tipologia, ciotole, pinza bipolare, elettrobisturi pluriuso (ne esistono anche di monouso) e tanti altri ferri che vedremo nei prossimi articoli.
Gli strumenti monouso invece non sono risterilizzabili e quindi non riutilizzabili. Tra questi vi sono ad esempio i trocar monouso per gli interventi laparoscopici (in materiale plastico), alcuni presidi elettromedicali (ultrasuoni o radiofrequenze) che si collegano ad una centralina elettronica per poterli utilizzare o tramite inserimento di batteria (essa pluriuso). Oppure tutti quei presidi come le lame del bisturi che si inseriscono su un manico in acciaio (questo pluriuso e si trova all’interno del container), o i fili da sutura. Anche le garze sono presidi monouso, le siringhe, cateteri, sondini naso/oro-gastrici. I guanti sono monouso, sia quelli sterili che non sterili.
Per quanto riguarda, invece, la teleria chirurgica, ovvero i camici sterili degli operatori ed i teli sterili per coprire il paziente e allestire il “campo sterile”(ovvero la sede dell’intervento), ne esistono sia di pluriuso in tessuto, che monouso in una specie di tessuto non tessuto gettati alla fine della procedura.

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